Il fango contro l’Italia è “made in Italy”

di Angelo Persichilli (CBLive 3/3/20)

Leggendo nella stampa estera le notizie sull’Italia emergono sentimenti contrastanti. Sono fonte di preoccupazione per il futuro della Penisola, ma anche di risentimento verso coloro che non perdono occasione per buttare fango. Certo, riportare le notizie è un dovere giornalistico, ma perché tale accanimento?

Come si permettono, mi chiedevo, nazioni come la Thailandia, Israele, numerosi Paesi europei e finanche la Corea del Nord e la stessa Cina di trattare l’Italia come un lazzaretto?

Poi, mentre scrivi, cominci a riflettere e ti accorgi che si, alla base di tale accanimento c’è l’anti-italianità, ma non viene dall’estero, il fango è ‘made in Italy’.

Quello che scrivono sull’Italia lo hanno sentito dai politici italiani e letto sulla stampa italiana.

Non c’è stato dibattito civile, ma risse mediatiche dove si sono reciprocamente descritti di fronte agli occhi del mondo come incompetenti, corrotti, fascisti, sfascisti, razzisti. Hanno fatto poi di tutto un pacco e sopra vi hanno scritto un nome: SALVINI. Quest’ultimo, contento di trovarsi al centro di cotanta inaspettata attenzione nazionale e internazionale, invece di darsi un atteggiamento da politico serio, ci ha messo del suo col comportamento da guascone, con decisioni politiche errate e diventando la brutta copia di Trump, sostituendo la cravatta con le magliette e Twitter col citofono. E poi qualche frequentazione compromettente di troppo.

Il fango è volato da tutte le parti sotto gli occhi del mondo intero che si è limitato a guardare attonito.

E noi imperterriti a lanciare fango mentre le altre nazioni, che hanno fatto meno dell’Italia, per esempio, nel settore dell’immigrazione, hanno chiuso i loro porti e le loro frontiere, hanno rafforzate le leggi per l’ingresso nei loro Paesi, hanno difeso e continuano a difendere i loro confini lavando i panni sporchi in famiglia. In Italia questi confini sono stati calpestati tra gli applausi degli stessi italiani mentre altri hanno provato a difenderli cercando però di costruirsi un effimero piedistallo sul fango lanciato dagli altri.

Si è trasformata l’Italia in un Paese di salviniani e anti-salviniani (si badi bene che non sto parlando di De Gasperiani e anti-De Gasperiani) mentre tutto il resto stava annegando nel fango.

Certo, il primo ministro Conte aveva ragione nel chiedere unità contro il Coronavirus? D’altra parte, come dare torto a Salvini per non voler lavorare con chi lo aveva chiamato razzista solo per aver chiesto di fare ieri ciò che Conte vuole fare oggi? Come si può dare torto ai responsabili della Regione Lombardia quando i loro cittadini stanno pagando per gli errori di altri e si poi sentono accusati di incompetenza dal governo nazionale? D’altra parte, cosa dire del presidente Fontana quando appare platealmente sulle televisioni di tutto il mondo con la mascherina lui stesso e accusa poi gli altri di allarmismo ingiustificato?

Cosa scrivere? Che il fango non viene dall’estero e che la fabbrica del fango sta in Italia? Che bisogna chiudere la maggioranza dei talkshow televisivi e che quello meno inguardabile è diventato quello di Barbara d’Urso? Scrivere che si deve smettere di fare demagogia politica e cominciare a lavorare?

Perché il peggio deve ancora venire in Italia e non è legato al Coronavirus.

C’è una bomba a orologeria che deve ancora scoppiare e riguarda la presenza di migliaia di persone che sono giunte e continuano a giungere dal Mediterraneo. L’Europa si sta preparando, l’Italia no!

Ha aperto i porti ammucchiando migliaia di disperati in centri di raccolta che stanno diventando dei lager. E la situazione peggiorerà. La Turchia sta spingendo migliaia di profughi fuori dal Paese, la Grecia è allo stremo e il governo corre ai ripari; solo in Italia non c’è un programma ma solo retorica pericolosa. Se non si agisce subito (e non che si agirà), i centri di raccolta in Italia diventeranno come i centri dei profughi esistenti in Medio Oriente ma con conseguente carico economico permanente sul contribuente italiano. Ma non è il peso economico la parte più pericolosa, bensì le conseguenze di carattere sociale. Queste persone non hanno affrontato le mafie dei trafficanti di persone che operano nel Nord Africa e il tempestoso viaggio nel Mediterraneo solo per cambiare centro di raccolta profughi.

Fra qualche anno queste persone, giustamente, chiederanno di più, vorranno un lavoro e una sistemazione dignitosa. Se non ci sarà risposta il malcontento andrà oltre i centri di raccolta e a questi sfortunati si riverseranno nelle strade delle città e paesi di tutta l’Italia con conseguenze immaginabili.

Ci saranno problemi sociali, di ordine pubblico e soprattutto esasperazione degli animi creando terreno fertile per la crescita di sentimenti razzisti e tensioni razziali. E sarà un problema solo italiano. Le altre nazioni europee (non è solo l’Inghilterra che lo ha detto chiaramente, ma anche la maggioranza dei Paesi europei e Nordamericani) aprono invece le porte solo a una immigrazione organizzata, scrutinata e gestita dai loro governi, non dagli altri. L’Europa ha già isolato l’Italia ma non per il Coronavirus, ma in previsione di problemi economici e soprattutto sociali causati da tensioni razziali imminenti.

Ma in Italia si continua a parlare di fascismo, antifascismo, razzisti, di Salvini e anti-Salvini. Si fanno comparsate con le mascherine in TV, si fanno dibattiti televisivi con ospiti che non sono esperti ma solo dei provocatori di professione che gettano fango per fare audience o per mascherare l’incapacità dei loro sponsor politici di governare. Bravi, si può essere soddisfatti, abbiamo fatto audience a livello mondiale e ora ogni nazione tira le sue conclusioni. Se sono però sbagliate non ce la prendiamo con gli altri in quanto, come si dice, chi semina vento raccoglie tempesta.

Allora cosa scrivere? Tutto questo che ho menzionato? No, meglio girarsi dall’altra parte. Anzi, sapete che vi dico, vi chiedo scusa, cancello tutto ciò che ho scritto e fate finta di non averlo nemmeno letto.

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