POVERO DE GASPERI

IL GIORNALE DEL MOLISE (Angelo Persichilli 5/9/2019)

Capire la politica italiana non richiede una scienza esatta e l’ultima crisi politica, con la spettacolare derapata grillina, lo conferma. La derapata, come molti automobilisti sanno, è una sbandata volontaria, quindi controllata, per aumentare la velocità e la spettacolarizzazione della guida. Se riesce, sono applausi a scena aperta, se non riesce sono problemi.

Prima di andare avanti, voglio fare due precisazioni. La prima è che sono contrario per principio al ricorso anticipato alle urne e quindi sono contento che questo tentativo di governo sia andato in porto. La seconda è che andare alle urne con questa legge elettorale è inutile. Spero quindi che questa coalizione riesca almeno a cambiare la legge elettorale (si badi bene, non la Costituzione) prima di rimandare gli italiani alle urne.

Detto questo, devo anche dire che questo ribaltone mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non mi metterò certo ad elencare le cavolate e smentite di chi ha detto tutto e il contrario di tutto. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. I ribaltoni sono frequenti e, a volte, anche giustificati. Ciò che mi offende invece è il contesto in cui tale ribaltone è maturato.

Mettiamo da parte per un momento il concetto di destra e sinistra, e so che per qualcuno sarà difficile, ma se ci riusciremo, ci accorgeremo di un fatto gravissimo: il cambio del governo non è stato deciso in Italia, ma in Europa, in particolare a Parigi e Berlino. E questo non è accettabile.

«Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me” disse Alcide De Gasperi parlando alla conferenza di Pace di Parigi nel 1946. Ciononostante, disse con fermezza e orgoglio di avere “il dovere, innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo, di parlare come italiano».

Mi chiedo: chi ha parlato negli ultimi anni “come italiano” nel contesto internazionale? Certo, nell’epoca della globalizzazione il discorso di Alcide De Gasperi di oltre mezzo secolo fa può sembrare obsoleto, ma globalizzare non significa abdicare. Ben vengano le organizzazioni internazionali per ridurre le barriere economiche e culturali tra i popoli. Vivo questa esperienza cosiddetta multiculturale da decenni e non ho tratto altro che vantaggi; ma anche il Canada, aperto a tutti gli stimoli esterni di qualsiasi tipo, è stato e rimarrà sempre geloso della sua indipendenza e pronto a respingere qualsiasi interferenza esterna nei suoi affari domestici. E, condividendo 5.000 chilometri di confine con il colosso americano, non è facile. Ciononostante, il Canada difende la propria indipendenza anche con notevole successo.

E l’Italia?

Lasciamo da parte le interferenze vaticane che nella politica italiana sono una costante. Ci sono stati Pontefici pro Democrazia Cristiana (ricordate lo slogan ‘Dio vi vede, Stalin no!’ fuori dai seggi elettorali?) mentre ora al di là del Tevere, per citare il famoso libro di Giovanni Spadolini, c’è “Un papato socialista”. Nessuna sorpresa.

Il problema è invece l’aperta interferenza straniera negli affari interni italiani con l’avallo di certi politicanti che hanno sacrificato l’autorità dello Stato per motivi partitici. I nostri porti sono stati violati mentre gli altri Paesi, a cominciare dalla Francia, li hanno chiusi e fatto rispettare le loro decisioni. Le nostre leggi sono state ridicolizzate da enti stranieri tra gli applausi di alcuni nostri parlamentari, le preoccupazioni dei cittadini italiani, che sono le stesse di milioni cittadini europei, sono state derise o, peggio, criminalizzate.

Gli italiani, nonostante abbiano supportato il peso economico e sociale delle conseguenze della tragedia dei rifugiati provenienti dall’Africa, sono stati chiamati razzisti e l’Italia è stata abbandonata dai governi europei con un unico scopo: far cadere il governo e far fuori Matteo Salvini.

Salvini, sia ben chiaro, ci ha messo del suo col suo atteggiamento spavaldo e a volte provocatorio. Per non parlare del suo grave errore di cadere nella trappola tesagli da alcuni elementi del M5S abbandonando l’alleato più importante e fedele, Luigi Di Maio. Tutto questo solo perché ha sopravalutato la sua forza, illuso dai sondaggi che lo vedevano trionfare e nutrendo la sua arroganza.

Ma il punto non è questo della destra o sinistra o dell’autogol del leader della Lega. Anche se con toni più pacati, la battaglia politica tra destra e sinistra esiste ovunque ed è giusto che sia così. Errori marchiani, come quello di Salvini, fanno parte del dibattito politico democratico.

Quello che invece non è accettabile è l’interferenza politica straniera negli affari interni di un Paese democratico e, cosa più grave, il comportamento di alcuni politici che invece di combatterla l’hanno assecondata e addirittura sollecitata creando un precedente molto pericoloso. Nel futuro, con quali argomenti possiamo criticare l’interferenza straniera in Italia? Alcuni parlano dell’interferenza del governo russo nella politica italiana con aiuti alla Lega. Ammesso che sia vero, il presidente russo Vladimir Putin ha fatto di nascosto ciò che Macron e la Markel hanno fatto palesemente nascondendosi dietro l’Europa.

E non ditemi che Macron aveva ragione a intervenire contro il “fascista” Salvini; chiudere il dibattito in questo modo è tipico di mentalità dittatoriali di tutti i tipi.

Un’ultima osservazione: smettiamola col ricatto morale agli italiani paragonando le sventurati vittime del genocidio in Africa, con i milioni di italiani emigrati in tutto il mondo nel secolo scorso.

Questi ultimi sono entrati bussando educatamente alla porta e fatti entrare dopo che la loro utilità al Paese ospitante era accertata. Essi sono morti nelle miniere del Belgio, spaccatosi la schiena nella Pampa argentina o costruito autostrade in Canada quando la temperatura era di -25. All’italiano all’estero non ha fatto sconti nessuno.

Questo non significa che non si debbano aiutare questi sventurati, ma se c’è qualcuno che deve essere imbarazzato per le tragedie in Africa e nel Mediterraneo non sono gli italiani, ma i responsabili di decenni di sfruttamento coloniale, con quello francese in prima linea. Le persone che annegano nel Mediterraneo sono vittime di banditi locali (i signori della guerra) appoggiati dalla criminalità comune e da potenze internazionali che hanno interessi a vendere armi in cambio di diamanti e petrolio a buon mercato.

Salvini ha fatto anche cose buone a volte nel modo sbagliato ma, alla fine, si è dimostrato un bulletto di paese che si è trovato l’Italia nelle mani a causa dell’incapacità di chi lo aveva preceduto. Di coloro che avevano il dovere di governare per il bene del popolo e non per benefici personali, familiari o, i più onesti, per fini partitici la cui licenza di operare è scaduta nel secolo scorso. Purtroppo, molti sono oggi di nuovo al potere nascondendosi dietro qualche nome nuovo; ma la cosa più triste è che dobbiamo anche dire ‘Bentornati’.

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