SALVINI SEDUTO TRA DUE SEDIE

di ANGELO PERSICHILLI (Per il Giornale del Molise)

Se qualcuno mi avesse chiesto due settimane fa chi tra Matteo Salvini e Nicola Zingaretti avesse vinto le elezioni avrei detto Salvini. Oggi la risposta è più complessa, ma non per merito di Zingaretti, ma per un autogol di Salvini.

Il leader della Lega ha fatto tre errori: ha sopravalutato la propria forza ed è caduto nella trappola tesagli da alcuni leader pentastellati come Roberto Fico e Alessandro Di Battista (del terzo ne parlerò fra poco).

Salvini non ha capito che nel PD e M5S è ancora in corso una battaglia per la leadership. Per esempio, le imbarazzanti iniziative anti-Salvini di Matteo Renzi avevano solo lo scopo di destabilizzare Zingaretti,

Più complicata, ma altrettanto ovvia, la lotta all’interno del M5S.

Di Battista e Fico hanno continuamente provocato Salvini su alcuni temi come la TAV o gli sbarchi. Il leader della Lega, convinto della sua forza, è caduto nella trappola infuocando il dibattito ma, nello stesso tempo, danneggiando il suo più importante alleato, Luigi Di Maio. Quest’ultimo, anche a causa dei risultati disastrosi nelle varie consultazioni elettorali, ha perso potere indebolendo contemporaneamente lo stesso Salvini. Quest’ultimo, accecato dalla sua arroganza, ha sfidato tutti al punto di togliere la fiducia al governo e andare alle elezioni.

E qui Salvini ha fatto il terzo errore: invece di aspettare che la sfiducia al governo fosse chiesta dai pentastellati, lo ha fatto lui. Sbagliando i conti. In primo luogo, un politico esperto sa che chiunque provoca le elezioni paga dazio, secondo ha sottovalutato la reazione degli altri partiti i quali hanno fatto di tutto per evitare il ricorso alle urne, come voluto da Salvini. Quest’ultimo non si aspettava una maggioranza anti-Lega in un Parlamento così frantumato. Quello che Salvini non sa è che in Italia, mentre è difficile trovare una maggioranza di governo, è facilissimo trovarne molte disposte a farlo cadere.

E ora si trova nella scomodissima posizione di essere seduto tra due sedie, cioè di essere né al governo, né all’opposizione.

E ora?

Salvini può fare, a mio avviso, una cosa sola e cioè andare avanti e togliere la fiducia al governo. Tentare di ricostruire il rapporto con Conte e Di Maio, anche se nella politica italiana tutto può accadere, sembra impossibile in quanto ha bruciato troppi ponti. Potrebbe tentare una mediazione il presidente Mattarella, ma non credo che il Capo dello Stato sia interessato a mantenere in vita questo esecutivo.

L’unica speranza di Salvini è di mettersi alla finestra e guardare le soluzioni proposte dagli altri. Perché il punto è proprio questo: dopo aver chiesto per mesi la caduta del governo Conte-Salvini-Di Maio e respinta la richiesta di andare alle urne, la palla passa a loro. Ma cosa possono offrire agli italiani? Considerando la matematica, considerando i rapporti personali tra i vari leader e soprattutto considerando le loro piattaforme programmatiche contrapposte o inesistenti, quale sarà la nuova maggioranza di governo? Approfitteranno dell’autogol di Salvini e chiudere la partita, o continueranno a litigare tra di loro come hanno fatto negli ultimi dieci anni?

Zingaretti vuole le elezioni per sbarazzarsi di Renzi, quest’ultimo non vuole le elezioni per imbarazzare Zingaretti, la sinistra è tutta da scoprire dopo che il pericolo del ‘fascista Salvini’ si è auto-risolto e si è ora in attesa di un loro programma, Forza Italia è in cerca di una scusa per esistere ancora, Fratelli D’Italia mi sembra la novella Cassandra della politica italiani cui nessuno presta attenzione.

E veniamo ai pentastellati. Esistono ancora come gruppo?

Prima, nonostante le colossali divergenze ideologiche, li manteneva uniti l’odio per l’establishment e la lotta alla corruzione. Ora che sono diventati establishment e dimostrato che il virus della corruzione non ha confini partitici, si siederanno al tavolo della trattativa? E con chi? Per proporre cosa? Fare sbarcare i rifugiati? La TAV? Confermare il reddito di cittadinanza col PD?

Sembra che il loro unico interlocutore sia Renzi, un altro Matteo, cioè dalla padella alla brace.

Allora, cosa fare?

A mio modesto avviso c’è una sola soluzione, oltre a quelle di tornare al governo Conte-Salvini-Di Maio oppure andare alle urne come vuole Salvini.

Primo, cominciamo dalla matematica: l’unico accordo alternativo possibile sarebbe quello tra PD e M5S.

Secondo, preparare un programma a breve scadenza che tolga il problema degli sbarchi dalle prime pagine eliminando i toni accesi, trovare un accordo con l’Europa sulla gestione non solo degli sbarchi, ma anche sulla distribuzione dei rifugiati. Da non dimenticare che Salvini aveva torto sui toni da crociata, ma non completamente sulla sostanza. Rimettere quindi al centro del dibattito i temi della disoccupazione, soprattutto giovanile. Basti pensare che, secondo l’Istat, nel periodo 2013-2017 hanno lasciato l’Italia 244.000 laureati con età superiore ai 25 anni. C’è poi il problema della sicurezza e del sociale in generale. Infine, dopo avere calmato le acque, preparare una legge elettorale e la riduzione consistente del numero dei Parlamentari. Con questo Parlamento l’Italia sarà perennemente nel caos.

Quindi andare alle urne.

Approfitteranno di questa opportunità offerta loro dall’arroganza di Salvini?

Lo spero ma non credo. Nella seconda repubblica il dibattito politico si basa sulla demonizzazione degli avversari più che sul merito delle proprie idee. Che comunque, in molti casi, non esistono.

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