Governare l’Italia: difficile o inutile?

In uno dei suoi libri, “Governare con la crisi”, Giulio Andreotti, citando Mussolini, scrisse che “Governare l’Italia non è difficile, ma inutile”. Battuta a effetto che racchiude qualche verità.

Infatti non c’è una sola Italia ma tante e, risolvendo i problemi di una, non si risolvono automaticamente quelli delle altre.

Ne elenco alcune: l’Italia dei politici, dei burocrati, del raccomandato, l’Italia dei diritti senza doveri, delle corruzioni (dal ministro all’idraulico).

Cominciamo dall’Italia dei politici.

Odio generalizzare in quanto vi sono anche politici onesti (non ridete, ci sono!) ma, in generale, si può affermare che il sistema politico italiano è marcio. Si badi bene, corrotto, non incompetente. Per rubare per tanti anni e continuare a essere rieletti richiede intelligenza. Pensare però che eliminando questa classe politica si risolvano i problemi italiani è illusione. Lo abbiamo visto nel passaggio tra la prima e seconda repubblica. Dopo qualche momento vissuto tra speranza e confusione, tutto è tornato come prima, più di prima.

La burocrazia

Facendo il solito ‘distinguo’ tra buoni e cattivi, si può affermare che buona parte del potere risiede in queste sabbie mobili del sistema italiano, la burocrazia. Non la vedi, non la senti ma poi ci caschi dentro e non sai come uscirne. La Raggi vi può spiegare meglio. Disse Andreotti che tra politica e burocrazia c’è una linea di demarcazione invisibile ma potentissima. Chi la attraversa muore fulminato. Ecco, Mani Pulite ha distrutto la classe politica ma ha solo sfiorato la burocrazia.

Il Raccomandato

C’è poi l’Italia del raccomandato. Diceva De Crescenzo che non pagare il biglietto allo stadio non è una necessità economica, ma uno stato sociale. A Napoli, ma non solo a Napoli, diceva, la popolazione si divide in due gruppi: quelli che pagano allo stadio (i fessi) e quelli che non pagano (quelli che contano, o credono di contare). Vi sono ovviamente vari tipi di raccomandazione: c’è quella per ottenere il posto di lavoro (e quella non si tocca in nessuna repubblica, prima, seconda oppure terza) e quella per ottenere il certificato di nascita prima di Pasquale che non ha il cugino che lavora al Comune.

L’Italia dei diritti senza doveri.

C’è il diritto di parcheggiare in seconda e terza fila, il diritto di non pagare le multe, di considerare la segnaletica stradale un “suggerimento” osservato dai fessi e ignorato dagli altri. E siccome ‘acca nissciuno è fesso’ il risultato si vede quotidianamente nelle strade nell’ora di punta.

Vi sono poi diritti più complicati ma comunque inderogabili: il diritto della garanzia del posto di lavoro anche se quel tipo di lavoro non è più richiesto. E così invece di riqualificare il lavoratore si sono inventati nel passato frasi come “messo in mobilità’, ricorso alla cassa integrati, storno di fondi dal progetto A al progetto B che poi significa sempre la stessa cosa: continuare a dare uno stipendio a persone licenziate. Della riqualificazione si sente parlare solo nei documenti programmatici, mentre il pre-pensionamento è inutile. Tra l’altro, quando si parla di professionisti, è anche controproducente. Coloro che vengono profumatamente risarciti per andare in pre-pensionamento, te li ritrovi a fare lo stesso lavoro come consulenti esterni, quindi con pensione e stipendio.

Corruzione ‘dall’alto’

C’è poi l’Italia della corruzione. Quella di cui sui parla riguarda solo i politici, che è seria e è grave, ma non è l’unica. Purtroppo, quel “mariuolo di Mario Chiesa”, come disse Craxi, era solo il punto di congiunzione tra la corruzione dall’alto (politica) e quella dal basso (dell’italiano in generale). L’allora magistrato Antonio Di Pietro, che in questa veste considero uno dei più bravi della storia italiana (mi astengo dall’esprimere un giudizio sulla sua attività politica), decise giustamente di partire dal “mariuolo” e andare verso l’alto. Operazione riuscita ma poi rivelatasi inutile. Infatti, sarebbe stato necessario scavare e rimuovere un altro livello di marcio nel sistema italiano. Purtroppo, dopo avere distrutto tutto ciò che c’era sopra Chiesa, su quella…chiesa fu costruita la seconda repubblica.

Corruzione ‘dal basso’

Per eliminare la corruzione bisogna scavare in profondità. Per esempio licenziare tutti coloro che percepiscono pensioni e stipendi pubblici senza mai lavorare o aver lavorato. Mi disse un dipendente pubblico qualche tempo fa che loro erano gli unici che pagavano le tasse sugli stipendi. Certo, quello che non disse è che il problema era proprio lo stipendio, o la pensione, che non dovevano proprio percepire.

Ma se nel settore pubblico non ci sono santi, in quello privato non avrebbero nomi nemmeno per riempire un mese di calendario.

Andai da un gioielliere a Campobasso e comperai un bracciale pagando metà in contanti e metà con la carta di credito. Il giorno dopo, sull’aereo di ritorno in Canada, mi accorsi che la fattura riguardava solo la parte pagata con la carta di credito. Il resto tutto in nero. Ma non è solo il gioielliere. Aveva mai pagato con un assegno un idraulico o un giardiniere che viene a casa? Quante volte vi sentite dire ‘Pagate in contanti o con assegno?’ Ovvero, volete pagare le tasse o no? Quante volte in un negozio dietro l’angolo pagate in contanti e andate via senza scontrino?

La mia conclusione è la seguente: cambiare i politici è difficile ma non impossibile e Di Pietro lo ha dimostrato. Prevedo qualche difficoltà invece nel convincere l’idraulico e il gioielliere a pagare le tasse. Trovo difficile sradicare la mentalità della garanzia del posto di lavoro disgiunta dalla produttività, a non parcheggiare in doppia fila, a eliminare la raccomandazione e rispettare il codice dei doveri.

Cambiando l’Italia dei politici senza cambiare il resto, sarebbe come cambiare i bottoni di un cappotto sgualcito per farlo sembrare nuovo di zecca.

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