We don’t defeat terrorism with bomb and condolences. Fight radicalization

By ANGELO PERSICHILLI

THE HILL TIMES (June 19, 2017)

Terrorism is like the Hydra of Lerna, the mythological monster capable of regenerating two heads whenever Hercules chopped one off. I don’t know how or if Hercules eventually killed the Hydra, just as I am not sure how to defeat terrorism.

However, I do know two things that are useless: one is sending condolences to the victims and, second is bombing or sending troops against the culprits.

“It is a battle for hearts and minds,” was the headline recently in a newspaper presenting “Trudeau’s $35-million gamble” to create an Office of the Community Engagement and Counter-Radicalization Coordinator.

It might be a “gamble” but I completely agree with this initiative. Albeit difficult to implement, it is the right

Goodale
Ralph Goodale (Photo by Rachel Aiello)

direction to fight terrorism. I hope Public Safety Minister Ralph Goodale will move as fast as he can to fight domestic radicalization.

 

The headquarters of international terrorism is not an organization with an address, troops, or hierarchy; terrorism is an idea that travels digitally using gigabits, bandwidth, IPs, our old friends called computers, and the digital highway called the internet.

Modern terrorism doesn’t not need traditional terrorists to attack us anymore. While they keep us busy wasting time and money to control the airports, they have moved onto recruiting their followers among our children, in our neighborhoods, in our schools.

They exploit the undeniable unbalances existing in our society and lure the weakest with the promise of a better life after death, encouraging them to get rid of the life they have. They don’t even need to provide them with weapons. They only need cars in our garages, knives in our kitchens, and they can attack us everywhere—in a humble and anonymous Canadian Tire store in Scarborough, of all places.

Lately, they don’t even need “soldiers” on the ground and weapons in their hands to terrorize us. They have implanted a mole in our brain that makes us terrorists against ourselves. In Turin, Italy, this month, 1,500 people were wounded during a soccer game, some seriously, without terrorists doing anything. A stampede started when people became frightened by the bang of a falling gate.

When terrorism does happen, the peaceniks suffocate the victims with “our prayers and thoughts,” they condemn the foggy perpetrators without knowing them, and promise resiliency. The warmongers vow more bombs, troops, and invasions against an enemy that is already amongst us—in our computers, in our brains.

Terrorism is evolving, according to the worldwide changing demography, exploiting the modern technology and spiking our social and economic unbalances.

How can we defeat it? Definitely not with our condolences or bombs. The war has evolved from the battlefield to the digital, from the desert to our streets.

While our debates are dominated by peaceniks and warmongers still fighting on obsolete concepts of left and right, we don’t understand that to defeat these modern Goebbels, there is no need for another Invasion of Normandy or another Treaty of Versailles. While terrorists dominate the new battlefield with bands and terabits, we look like modern Don Quixote dealing with troops, bombs, trenches, or a Maginot Line to build and crush or defend.

Of course, we must address the downfalls and the unbalances of our society. This should be done regardless of the war on terror. But we need to develop a strategy to counter the activity of the terrorists with the new technology, developing and delivering a message to the same people they prey on to make them believe that martyrdom isn’t the only answer to their problems.

At the same time, we need to address the concerns of many others who have lost trust and confidence in our political and our diplomatic ability to reach peace. If we don’t do that, we provide more support for warmonger politicians who want us to believe that bombs and troops are the only answer against terror.

In the last half-century, we scored points against the then Palestinian terrorism of Yasser Arafat. We defeated the then Soviets and, the Americans believed, the Mujahidin. We have also eliminated bloody dictators like Saddam Hussein and Moammar Gadhafi, killed terrorists like Osama bin Laden and many supposed leaders of ISIS. We have sanctioned, invaded, bombed, and killed.

Still the Hydra of Lerna is there. In fact, now it is here stronger, bloodier, and more vengeful. Bombs and condolences are not the answer.

Angelo Persichilli is a freelance journalist and a former citizenship judge for the Greater Toronto Area. He was also a director of communications to former prime minister Stephen Harper, former columnist for Toronto Sun, Toronto Star and former political editor of Corriere Canadese, Canada’s Italian-language newspaper in Toronto.


NON SI SCONFIGGE IL TERRORISMO CON BOMBE E CONDOGLIANZE

di ANGELO PERSICHILLI

THE HILL TIMES (June 19, 2017)

Il terrorismo è come l’Idra di Lerna, il mostro mitologico con sette teste capace di riprodurne due teste ogni volta che Ercole gliene tagliava una. Non so se Ercole alla fine riuscì ad ucciderla e non so come sconfiggere il terrorismo. So comunque due cose e cioè il terrorismo non si sconfigge né bombardando i colpevoli, né mandando condoglianze alle vittime.

“Si tratta di una battaglia fatta col cuore e col cervello” diceva il titolo di un giornale canadese citando il ministro degli Interni di Ottawa, Ralph Goodale. Il giornale commentava così “la scommessa di 35 milioni di dollari del primo ministro Trudeau” di creare uno speciale dipartimento del governo (Office of the Community Engagement and Counter-Radicalization) il cui scopo è quello di combattere la radicalizzazione.

Sarà una scommessa, ma è decisamente da condividere in quanto, anche se difficile da gestire, è un passo nella direzione giusta.

Il quartier generale del terrorismo internazionale non è una organizzazione con un indirizzo, truppe o gerarchie precise. Il terrorismo è una idea che viaggia nella giungla digitale usando gigabits, bandwidth, IPs, servendosi dei nuovi computer per percorrere quell’autostrada digitale chiamata Interner.

Il terrorismo moderno non ha bisogno di terroristi tradizionali per attaccarci. Dopo averci costretti a sprecare miliardi e tempo per controllare gli aeroporti, adesso reclutano seguaci tra i nostri giovani, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole.

Sfruttando le innegabili sperequazioni sociali che esistono nella nostra scoietà, manipolano le menti dei più deboli con la promessa di una vita migliore dopo la morte in cambio della vita che ora posseggono. Dopo averli radicalizzati, non hanno nemmeno bisogno di fornire loro delle armi. Usano auto dai nostri garage, coltelli dalle nostre cucine e possono attaccare ovunque. Non esistono simboli presidiati o da presidiare. Si tratta di centri commerciali, scuole e ovunque vi sono gruppi di persone.

Ultimamente non hanno bisogno nemmeno di ‘soldati’ o armi per terrorizzarci. Sono riusciti a inserire nei nostri cervelli molecole che fanno diventare noi dei terroristi contro noi stessi. A Torino è bastata la caduta di una grata metallica per creare terrore. Oltre 1.500 persone ferite e una vittima senza il bisogno di un’arma, di un terrorista e nemmeno di un piano. Abbiamo fatto tutto noi.

Quando i terroristi colpiranno ancora i cosiddetti pacifisti inonderanno le vittime con “pensieri e preghiere” e vuote condanne contro autori che non conoscono e non hanno nemmeno intenzione di trovare. I guerrafondai invece manderanno altri aerei, altre bombe, faranno alter invasioni contro un nemico che invece è già insieme a noi, nei nostri computer, nei nostri cervelli.

Il terrorismo si è evoluto usando la nuova tecnologia, pilotando epici spostamenti demografici e ingigantendo i problemi sociali e economici della nostra società.

Come possiamo sconfiggerli? Certamente non con le bombe o le condoglianze. La guerra si è spostata dal campo di battaglia tradizionale, dai deserti si combatte oggi nel negozio dietro l’angolo, nelle nostre strade, scuole, nelle nostre abitazioni.

Mentre i dibattiti dei nostri politici e attivisti sono dominati da pacifisti e guerrafondai abbarbicati dietro al decrepito concetto di destra e sinistra, noi non riusciamo a capire che per sconfiggere  questi moderni Goebbels non abbiamo bisogno di altri sbarchi in Normandia o altri Trattati di Versailles. Mentre i nuovi terroristi dominano il nuovo campo di battaglia con Giga, Terabites e bande larghe, noi sembriamo moderni Don Chisciotte impegnati con truppe, trincee e Linee Maginot per combattere contro i moderni mulini a vento della tecnologia digitale.

L’eliminazione degli squilibri sociali è necessaria a prescindere del terrorismo, ma abbiamo bisogno anche di una strategia per combattere il nuovo terrorismo sfruttando la nuova tecnologia, preparando un messaggio da far giungere agli stessi giovani a rischio ridando loro speranza e facendo loro capire che la soluzione dei loro problemi non è necessariamente il martirio e che la vita che hanno vale ancora la pena di essere vissuta.    

Contemporaneamente, dobbiamo dare una risposta alle preoccupazioni di coloro che hanno perso fiducia nei politici e nell’abilità della nostra diplomazia di trovare una risposta di pace. Se noi continuiamo a ignorare le loro preoccupazioni definendo razzisti tutti coloro che chiedono invece solo delle soluzioni a problemi che esistono, noi contribuiamo alla radicalizzazione opposta e maggiore supporto a coloro che credono nelle bombe e invasioni per raggiungere la pace.

Nell’ultimo mezzo secolo abbiamo combattuto contro l’allora terrorismo di Yasser Arafat. Abbiamo sconfitto, almeno così Sovietici e Americani hanno creduto, di avere sconfitto i Mujahidin. Abbiamo eliminato dittatori brutali come Saddam Hussein e Moammar Gadhafi, ucciso terroristi come Osama bin Laden e numerosi presunti capi dell’ISIS. Abbiamo bombardato tutto ciò che c’era da bombardare, invaso, sanzionato, condannato e ucciso. L’Idra di Lerna è ancora lì, più forte, più pericolosa e più vendicativa che mai.

Occorrono ancora altre prove per dimostrare che le condoglianze e le bombe non servono?

Angelo Persichilli è un giornalista freelance, ex Citizenship Judge per la Greater Toronto Area. È stato anche Direttore delle Comunicazioni dell’ufficio dell’ex Primo Ministro Stephen Harper, ex opinionista del Toronto Sun, Toronto Star, vice presidente News dell’allora CFMT-TV e ex capo redattore politico del Corriere Canadese.

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