Perché le bugie di Trump funzionano? Perché la politica è stata sempre così

Di ANGELO PERSICHILLI  (English version)

THE HILL TIMES March 20, 2017

Il Globe and Mail ha scritto la scorsa settimana un editoriale dal titolo “Donald Trump mente continuamente. Perché con lui funziona?

Semplice, perché le bugie in politica hanno sempre funzionato. In politica, la linea di demarcazione tra bugia e verità è sparita da tempo e, per la maggioranza degli elettori, non c’è alcuna differenza tra verità e bugie.

Alcuni anni fa ospitai un politico nel mio Talk Show alla radio e una ascoltatrice gli chiese come mai il suo partito non presentasse un disegno di legge per migliorare la condizione di un certo gruppo di lavoratori. Rispose che lui stesso aveva già pronto un disegno di legge in materia pronto per essere presentato in Parlamento. Durante l’intervallo gli chiesi come mai io non ne fossi a conoscenza, considerando l’importanza dell’iniziativa. Mi sorrise e mi disse: “Posso darti un consiglio? Non credere a tutto ciò che senti alla radio”. Fu l’ultima volta che lo intervistai.

Ma non mentono solo agli elettori, anche a loro stessi.

Un ministro fu accusato in Parlamento da un suo oppositore di essersi comportato in modo poco corretto e lo definì “porco e disonesto”. Lo stesso critico più tardi chiamò il ministro e gli disse: “Lo sai che non penso questo di te, ma purtroppo questa è la politica”.

Nel suo libro President’s Club, Nancy Duffy, parlando degli ex presidenti Lyndon B. Johnson e Richard Nixon, scrisse che “essi avevano molto in comune come le loro umili origini, le madri pie e tradizionali e i padri aggressivi e estroversi, il loro risentimento contro i figli di papà e la loro relazione promiscua con la verità”.

Sempre a proposito dei presidenti americani qualcuno disse che Nixon non sapeva dire la verità, Carter non sapeva dire le bugie e Reagan non sapeva proprio la differenza. Certo, Carter non mentiva, forse per questo non fu rieletto.

L’ex candidato alla presidenza, Adlai Stevenson, parlando ai suoi oppositori disse: “Propongo un accordo ai Repubblicani. Se loro smettono di dire bugie sui Democratici, io non dirò più la verità sui Repubblicani”. Stevenson perse.

Proprio il Globe ci ricorda che “George W. Bush mandò le truppe americane in Iraq nel 2003 con la falsa premessa che Saddam Hussein stava accumulando armi per la distruzione di massa. Migliaia di persone hanno perso la vita e le armi per la distruzione di massa erano solo residui inutilizzabili degli anni 80”.

Bugie in Parlamento, bugie nei media, bugie in campagna elettorale, bugie che volano sempre e ovunque.

Perché siamo ora sorpresi se Trump mente e la gente non si preoccupa? Qual è la differenza ora?

È che Trump ha rotto la regola non scritta in base alla quale i politici non attaccano mai i giornalisti. Credo sia stato Mark Twain a scrivere che non conviene mai litigare con chi compera inchiostro a barili.

Ora però, nell’epoca dei media digitali, l’inchiostro non serve e chiunque può permettersi di rispondere per le rime. Trump lo fa.

Ha attirato i media in una battaglia dove essi non hanno niente da guadagnare e solo da perdere. Infatti stanno perdendo. Trump ha ripudiato il teorema in base al quale solo i media possono stabilire chi mente.

L’assioma fu annunciato per la prima volta da Thomas Jefferson, l’autore della Dichiarazione di Indipendenza e terzo presidente americano. Nel suo secondo discorso di inaugurazione Jefferson disse che non ci deve mai stare la censura sulla stampa. Disse che “siccome la verità continua a prevalere sulle false opinioni basate su false premesse, i media, obbligati a dire la verità, non hanno bisogno di altri mezzi legali restrittivi. Il giudizio dell’opinione pubblica – disse Jefferson – correggerà le argomentazioni e le false opinioni una volta sentite le ragioni di tutte le parti in causa”. Sottolineò che “se permarranno cose improprie che queste premesse non riusciranno a bloccare, supplementi correttivi dovranno essere cercati solo nella censura dell’opinione pubblica”.

È ovvio che Jefferson non aveva previsto l’assuefazione della pubblica opinione alle bugie.

Per molto tempo, media e politica, nonostante l’apparente reciproco disprezzo, hanno cooperato nel distribuire mezze verità contribuendo ad aumentare lo scetticismo e sviluppando nell’opinione pubblica un siero immunizzante contro le bugie.

Il giornalista americano James Reston, nel suo libro Deadline, scrive: “Ho detto spesso che noi raccontavamo ai nostri lettori cosa accadeva, ma senza spiegare il perché e, questa è la cosa peggiore, abbiamo assunto troppo spesso che le fonti ufficiali ci dicessero la verità”.

La gente non assume più e ora credono che tutti siano dei bugiardi e tutto ciò che viene da un politico è una bugia.

Quando ci chiediamo per quale motivo le bugie funzionano con Trump, la risposta è semplice: questa è la politica cui ci hanno abituati da decenni.

Tra l’altro, disse una volta Winston Churchill che “vi sono terribili bugie nel mondo, ma la cosa più brutta è che la metà sono vere”.

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