Pasquale e compare Giovanni

Ci eravamo illusi con “Mani pulite”, si erano prese in considerazioni anche le sparate folcloristiche di Umberto Bossi e la sua Roma Ladrona, è arrivato il Movimento di Grillo che ha riacceso le speranze danneggiate poi dai reflussi della mafia romana, personalmente avevo creduto anche in Matteo Renzi, che continuo a rispettare, ma quando le accuse di corruzione (per ora non provate) arrivano sulla soglia di casa, ti cascano le braccia. Non tanto perché in Italia si parla sempre delle spesse cose, ma perché non si riescono più a individuare elementi sui quali basare un discorso valido.

Faccio un esempio. Ammesso che Renzi debba essere messo in cantina, l’alternativa sono persone come Bersani o D’Alema, persone che non dovrebbero nemmeno stare in cantina, ma nello sfasciacarrozze.

Sinceramente spero ancora che Grillo e compagnia possano fare piazza pulita in quanto le ritengo persone pasticcione ma oneste, ma devono smetterla di chiacchierare. Sono stanco di vedere in televisione i vari Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista fare predicozzi dicendo agli italiani ciò che già sanno da tempo. L’Italia non ha più bisogno di diagnosi, ma di prognosi, soluzioni.

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio formarono il movimento il 4 Ottobre del 2009, sono cresciuti, ma mi sembra una bomba al tritolo senza detonatore. Parlano, criticano, predicano ma, alla prima prova concreta, steccano.

Certo, ci vuole tempo, ma Donald Trump, una persona che non riscuote certamente le mie simpatie, ha cominciato la rivolta popolare molto più tardi di Grillo e compagni. Ha sparato alzo zero durante la campagna elettorale e gli americani, a torto o a ragione, lo hanno votato. Non so se avrà successo o meno, ma le chiacchiere sono seguite dai fatti. In Italia si parla sempre, si parla troppo e non si capisce che quando la gravidanza è più lunga di nove mesi c’è un problema.

Ma di chi è la colpa? Bisogna concludere che gli italiani sono assenteisti, disonesti e corrotti?

No. L’italiano, una volta all’estero, diventa l’operaio, imprenditore o professionista più apprezzato in tutti i continenti per la sua creatività, produttività e onestà.

Ma se il problema non sono gli italiani, qual è il problema? Una risposta cominciò a formularsi nella mia testa vari anni fa.

Faccio due esempi.

Quando mi trasferii in Canada tornavo, ovviamente, spesso in Italia. All’epoca erano due le compagnie aeree che collegavano Toronto a Roma: l’Alitalia e l’allora CP (Canadian Pacific).

I passeggeri, ovviamente in maggioranza italocanadesi, quando viaggiavano sulla CP, si comportavano in modo più o meno educato, rispettavano le indicazioni date dal personale di volo, prendevano un bicchiere d’acqua solo quando veniva offerto e non si alzavano per andare a fare pipì “fino a quando l’apposito segnale di allacciarsi le cinture non sarà spento”.

Quando invece viaggiavano su aerei Alitalia, Pasquale strillava per salutare compare Giovanni, bloccavano i corridoi, carte per terra, toilette senza sapone appena dopo il decollo e richieste di bevande in modo rude e al momento meno opportuno.

Mi chiesi: perché?

Perché rispettano lo ‘straniero’ ma non rispettano se stessi?

Secondo esempio.

Passeggiavo a Roma con un amico romano il quale non faceva altro che criticare le istituzioni, denunciava la corruzione e la mancanza di senso civico da parte di tutti, nei parcheggi o negli uffici pubblici. “L’Italia non è fondata sul lavoro – disse – ma sulla raccomandazione”.

Dopo un po’ gli dissi che dovevo andare perché dovevo cambiare dei traveler’s cheque (parlo degli anni ’80) e trovare una banca prima della chiusura. La sua reazione mi lasciò di stucco: “Non ti preoccupare, conosco un amico proprio nella banca qui dietro che ci farà evitare la fila e facciamo in un minuto”.

Il problema è proprio questo: l’italiano non riesce a trovare una via di mezzo tra dittatura e anarchia, cioè la cosiddetta democrazia.

A distanza di circa 30 anni, a qualcuno che mi chiede come si possono risolvere i problemi italiani, rispondo sempre allo stesso modo: facciamo la fila in banca per cambiare un assegno senza chiedere il favore a un amico che ci evita la fila, a Toronto o a Roma. Se si capisce questo, il problema è risolto.

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