Perché andare a votare? I governi italiani li cambia l’Economist

di Angelo Persichilli

Cambiano partiti e persone, ma la sostanza è sempre la stessa: in Italia i governi li cambia l’Economist su indicazione dell’Europa. Accadde al centrodestra di Berlusconi e potrebbe accadere al centrosinistra di Renzi. Allora si prese lo spunto delle orge milanesi (per carità, nessuna assoluzione), questa volta è un referendum su una riformetta costituzionale (ritorno su questo fra poco).

Ma che interesse ha l’Europa per cambiare non tutti, ma certi governi italiani?

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Durante una intervista quando era presidente della Commissione Europea ed era stato qualche settimana prima attaccato dall’Economist, Romano Prodi mi disse che nessuno era accorso in suo aiuto. Aggiunse: “Non siamo solo noi politici italiani che sparliamo dei nostri colleghi, lo fanno anche quelli degli altri Paesi. La differenza è che loro lo fanno quando prendiamo il caffè al bar, mentre in pubblico si difendono, noi invece lo facciamo sempre, in privato, in pubblico, in Italia e all’estero”.

Berlusconi si era opposto alle richieste della Markel di salvare le banche in generale e quelle tedesche in particolare indebitate con la Grecia, mentre ora Renzi si oppone alla politica europea sull’immigrazione che penalizza economicamente e socialmente l’Italia ingigantendo tensioni razziali. Finché Berlusconi prima e Renzi ora hanno tenuto il sacco, baci e abbracci, ora che si oppone, arriva la spallata europea tramite dall’Economist.

Dopo Berlusconi arrivarono i tecnici di Monti, che scaricò sulle spalle degli italiani 40 miliardi di euro per salvare le banche tedesche. (I conti li potete controllare in questo articolo che scrissi oltre un anno fa).

Adesso si vuole mandare via Renzi, e vogliono di nuovo i ‘tecnici’, per scaricare sulle spalle degli italiani miliardi di euro per sostenere la loro politica dell’immigrazione a scapito del contribuente italiano, che ha già fatto molto e continuerà a farlo, ma che rischia di passare per razzista.

Non diamo comunque la colpa all’Europa per il caos che è invece made in Italy. Gli europei si limitano a sfruttarlo. Contro Berlusconi, non esente ovviamente da colpe, si creò allora un clima da crociata con gli oppositori che emotivamente ricrearono lo sbarco degli alleati in Normandia. Ora c’è lo stesso clima di Liberazione. Gli italiani si stanno sbranando su un referendum che, nella peggiore delle ipotesi, è inutile.

Seguendo il dibattito si usano termini forti come democrazia in pericolo, ritorno del fascismo e abolizione della libertà. Tutti sappiamo cosa queste tre parole significhino, purtroppo la semantica che ci si appiccica addosso, ne cambia completamente il significato e contribuisce a drammatizzare i toni del dibattito stesso.

Cominciamo dalla prima parola: DEMOCRAZIA

Democrazia significa rispetto della volontà della maggioranza e porta con sé diritti, ma anche doveri. Dal dibattito emerge che molti sembrano convinti la democrazia porti solo diritti. Uno dei doveri è invece che la minoranza, una volta avuta la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione, deve accettare il governo di chi è stato democraticamente eletto per la durata dei termini stabiliti dalla legge. Purtroppo in Italia si accettano solo i governi per cui si è votato e, a volte, nemmeno quelli. Quella non è democrazia.

Ora mi direte che Renzi non è stato eletto dal popolo, come non è eletto dal popolo il presidente della Repubblica e così via. E qui una palese contraddizione. Si difende la Costituzione pressocché perfetta, ma poi si considera inaccettabile la nomina di Renzi a presidente del Consiglio come consentito dalla stessa Costituzione. E allora si parla di fascismo oppure, se consentite, una perfetta costituzione fascista. O no?

E qui entra in gioco la seconda parola: appunto, FASCISMO.

Ci si accusa a vicenda di fascismo ogni volta che non si riesce ad ottenere qualche cosa. In Italia non c’è fascismo e chi lo afferma ovviamente non è a conoscenza di cosa sia il fascismo e cosa sia stato per l’Italia. Si parla di fascismo, ma non vedo, per fortuna, persone che imbracciano fucili pronti a salire sulle montagne per combattere il ‘fascista’ Renzi e i suoi ‘gerarchi’. Al massimo sulle montagne si va con gli sci, a sciare. Certo, ci sono disoccupati, senzatetto, immigrazione caotica e pseudo-accattoni per le strade che hanno ricreato nella capitale italiana il clima di “Roma città aperta”. Ma questo può essere tutto fuorché fascismo. Chiamiamolo malgoverno, ma non fascismo. E se c’è malgoverno, la colpa non è solo di Renzi o di chi prima di lui. Per capirlo occorrerebbe un’autocritica collettiva, ma in Italia si è bravi a riconoscere le colpe, ma quelle degli altri.

La terza parola che sento anche invocare molto spesso è LIBERTÀ.

Credo che il concetto non sia chiaro. Si confonde il concetto di libertà con quello di anarchia. Come si dice spesso, la nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri. Purtroppo, non essendo molto chiaro il concetto di democrazia, è sempre più difficile trovare il punto in cui finisce la nostra libertà (sarebbero i nostri diritti) e comincia quella degli altri (i nostri doveri).

È inutile dibattere quando si parlano due lingue diverse oppure si usano le stesse parole con una semantica adattata ai propri interessi. In Italia non si combatte contro il fascismo, si difende l’anarchia.

La mia modesta conclusione è la seguente.

Ho votato SI ma senza patemi d’animo da 8 settembre. Sento previsioni catastrofiche da una parte e dall’altra. Si parla di fine della Costituzione, della libertà, della democrazia e quant’altro. Cambierà niente. L’Italia del 5 dicembre sarà uguale a quella del 4 dicembre, qualunque sarà il risultato. Gli italiani torneranno a fare le proprie cose, gustare il capitone e farsi gli auguri di Natale. L’unica cosa che probabilmente cambierà è il governo, con l’Europa e l’Economist che ringraziano e augurano Buona Natale a tutti. Pardon, Merry Christmas to you all. 

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