SI O NO? FATE IL VOSTRO GIOCO, QUESTO È QUEL CHE VINCE, QUESTO È QUEL CHE PERDE…

schedadi Angelo Persichilli

Ieri ho votato anch’io e, come sapete, ho votato SI. L’ho fatto in un modo ragionato ma pacato, senza isterismi, con qualche dubbio ma soprattutto con due convinzioni: c’è sempre la possibilità che uno possa sbagliarsi e che ci deve essere il massimo rispetto per coloro che hanno opinione diversa e, in questo caso, votano NO. Certo, vi sono persone che votano SI solo per interessi personali, ma questi individui sono presenti anche tra i sostenitori del NO. Questo significa che non bisogna votare SI perché un farabutto vota NO e viceversa. Si deve esaminare il contenuto e poi votare come meglio aggrada.

Bisogna evitare di fare di tutte le erbe un fascio, come ha fatto oggi Travaglio rispondendo a Santoro (pensate un po’ difendere Santoro da Travaglio). Scrive Travaglio: “Contro la schiforma sul merito, e non per opportunismo, c’è tutto il meglio della sinistra senza partito: Anpi, Fiom, Cgil, Magistratura democratica, i migliori costituzionalisti. Col Sì troviamo invece Confindustria, Marchionne, Jp Morgan, governo Usa, cancellerie e troike europee, cioè le lobby che non sono un’invenzione dei 5Stelle, ma il cancro che corrode la nostra sovranità e dignità nazionale”.

Ecco, sono queste le generalizzazioni che discreditano il dibattito e diluiscono l’efficacia di argomentazioni valide che un giornalista serio come Travaglio fa.

Per esempio l’Anpi è una organizzazione rispettabile per ciò che i partigiani hanno fatto nella Seconda Guerra Mondiale. Ma qualche piccolo contributo del governo americano alla sconfitta del nazifascismo c’è anche stato. O no?

La Fiom e Cgil sono il meglio della sinistra mentre Marchionne, quello che ha tolto la Fiat vicino alla bancarotta dalle mani della GM e ha poi comperato la Chrysler facendo della Fiat una azienda a livello mondiale è “un cancro che corrode la sovranità nazionale”.

Il problema in Italia è che anche la discussione su una rete annullata diventa una crociata, la denuncia di un complotto, una questione morale di vita o di morte. Figuriamoci una riforma costituzionale.

Per avere un dibattito proficuo bisogna abbassare i toni, essere aperto alle opinioni altrui e soprattutto convincersi di una cosa: il 5 dicembre, vinca il SI o il NO, tutto rimarrà uguale.

Vediamo cosa è successo dall’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica e dal primo governo Berlusconi esclusivamente da un punto di vista numerico e non di valutazione politica.

Dal 1994 ad oggi, l’Italia ha avuto 13 governi, una durata media di meno di due anni. Di questi, quattro sono stati del centrodestra (durata complessiva 9 anni), 7 del centrosinistra (10 anni). C’è stato poi un governo tecnico con Monti di un anno e mezzo e la grande ammucchiata con Letta con dieci mesi.

Si vede che il centrodestra ha dato più stabilità del centro sinistra. Perché?

Tutta questione di leadership. Non esistono partiti, aziende o organizzazioni che non hanno un leader. Il centrodestra ha dato più stabilità perché aveva un leader, Silvio Berlusconi. Il centrosinistra non ha un leader.

Questo significa che la stabilità è data non da una idea o da un partito, ma dalla capacità di esprimersi attraverso un leader in grado di coagulare intorno a lui consensi non solo dell’elettore, ma soprattutto dalla classe dirigente che lo circonda. Quando manca un leader, ognuno si sente leader e quindi il caos regna sovrano. Il centrodestra ha dato stabilità perché ha avuto un leader indiscusso, Silvio Berlusconi. Tramontata la sua stella il centrodestra è nel caos.

Dal 1994 il centrosinistra non lo ha mai avuto. Hanno eletto Dini, Prodi, D’Alema, Amato, l’aborto politico di Bersani, Letta e Renzi, ma tutti hanno ricevuto un mandato limitato dal loro gruppo dirigente. Un mandato della serie Visto-che-non-sono-pronto-io-per-ora-voto-te. E così, non appena questo tappabuchi rischia di fare qualche cosa di serio, lo levano di mezzo per paura che possa uccidere le loro aspirazioni future.

E veniamo al voto del 4 dicembre: una riformetta costituzionale è diventato un momento drammatico per la storia italiana, un o la va o la spacca sul futuro dell’Italia, dove tutti combattono per difendere i diritti umani, la sicurezza sociale, il futuro dei figli.

La realtà per fortuna è meno drammatica ma comunque tragica.

È meno drammatica in quanto il 5 dicembre, a prescindere dal risultato, tutto sarà uguale al quattro. Il sole continuerà a sorgere e tramontare e Natale sarà comunque il 25 dicembre.

È comunque tragica per lo stesso motivo: mentre il sole continuerà a sorgere e tramontare, i ladri continueranno a rubare, gli assenteisti ad essere assenti dal lavoro, e i privilegi che c’erano prima, dalle pensioni d’oro al diritto di parcheggio in doppia fila, saranno sempre lì.

Certo, Renzi potrebbe andare via, infatti è già sopra la media e il suo tempo è scaduto. Ma il problema non è chi parte, ma chi arriva. Avanti il prossimo da crocifiggere. I più quotati sono Grillo (o qualche suo ventriloquo), Salvini, Cuperlo, Civati…fate il vostro gioco signori, questo è quel che vince, questo è quel che perde…

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