Dove i Raggi di sole non arrivano

Angelo Persichilli

 

Rilevai una volta che solo nei Paesi del Terzo Mondo venivano licenziati tutti i burocrati ad ogni cambio di governo. Credo che ora qualcosa di simile sarebbe utile anche in Italia.

Prendiamo Roma e la nuova amministrazione.

Beppe Grillo credeva che cambiando il sindaco, potevano cambiare le cose nella capitale. A sue spese ora capisce che non è così. L’amministrazione italiana è come una piovra aggreppiata a tutti gli strati del potere. I più vulnerabili sono i politici che sono esposti al pubblico ludibrio, ma il marcio sta sotto la superfice.

Per cambiare anche le cose più semplici in Italia si devono fare i conti con centinaia di enti e maneggioni che farebbero perdere la pazienza anche se il sindaco o presidente del Consiglio fossero Santa Teresa di Calcutta o San Pio. Nel sistema pubblico non si cambiano le lampadine fulminate, si rifà l’impianto elettrico per dare appalti, truccati, ad amici e parenti.

Immaginate di piantare un bel fiore pieno di colore e di vita in un terreno contaminato. Sotto la superfice vi sono vermi, sostanze putride, inquinate e inquinanti, parassiti che succhiano sostanze vitali da qualsiasi cosa che si muove. Dopo un po’, anche il fiore più bello, appassisce; e, se ne pianta un altro, fa la stessa fine. Quando si fanno le elezioni in Italia si cambia il fiore appassito in superfice, il putridume che c’è sotto, rimane e diventa sempre più forte.

In Italia si sono cambiati numerosi governi guidati da persone di destra, di sinistra, politici, tecnici, preparati, boriosi, intelligenti e imbecilli. Dopo qualche tempo, hanno fatto tutti la stessa fine. O si sono anch’essi alleati col putridume nascosto, oppure, se non lo hanno fatto, sono stati lasciati asfissiare e morire di inedia.

Cerchiamo di elaborare su questo putridume.

Preciso subito che in ognuna delle categorie che sto per citare, vi sono persone oneste e laboriose che fanno seriamente il loro dovere. A loro chiedo scusa, ma sono in netta minoranza.

Cominciamo con i mandarini, i burocrati di professione. Erano lì nella Prima Repubblica e sono rimasti lì nella seconda più forti dei politici. Per tre ragioni: conoscono bene tutti gli ingranaggi della macchina del potere ed è impossibile muoversi senza la loro cooperazione. Possono bloccare la macchina in qualsiasi momento lasciando l’amministratore in brache di tela proprio in mezzo al guado. Secondo, contrariamente al politico che sta in superfice e quindi esposto alle critiche, loro sono sempre fuori dai radar e quindi si muovono liberamente senza pagarne le conseguenze. Terzo, il politico attacca solo il politico non il burocrate. Questo è ovvio: il politico vuole il posto del politico al potere, non quello del burocrate.

Immediatamente vicino ai burocrati vi sono le lobby, i maneggioni, coloro che manovrano dietro le quinte per truccare gli appalti corrompendo burocrati e, a volte, i politici. Sono intoccabili in quanto sono molto generosi con coloro che li lasciano rubare che, magari senza volerlo, diventano loro complici. Qualcuno è diventato proprietario di un appartamento anche senza saperlo. Se ricordo bene.

Poi vi sono i parassiti veri e propri. Si tratta di galoppini o ex galoppini che sono stati premiati per la loro fedeltà a quel potente con un posto nell’amministrazione. Hanno il culo su quella sedia da anni, senza produrre alcunché ma con stipendi molto consistenti. Sono innocui e non danno fastidio a nessuno, a patto che non vi azzardiate a toccare le loro ferie, i loro aumenti di stipendi, le loro tredicesime o quattordicesime, le loro pensioni e il diritto di assentarsi dal lavoro quando vogliono. In quel caso diventano terribili, come cavallette ti circondano e ti dilaniano. Sono quelli protetti non più dal referente politico (quello serve per le eventuali promozioni), ma dai sindacati.

Poi c’è la stampa. E qui il discorso diventa complicato in quanto le variabili sono tante. A parte qualche eccezione, mi riferisco ai Travaglio (non significa che sono sempre d’accordo con lui, ma lo rispetto) e qualche altra mosca bianca, i media sono al servizio delle lobby o del potere economico o politico. Entrano in funzione quando c’è da difendere l’interesse della casa madre sparando alzo zero contro chiunque viene percepito nemico della parrocchia. Sarebbero i sicari.

Ora, immaginate un nuovo sindaco che voglia seriamente dare in appalto la costruzione, per esempio, di un palazzetto dello sport. Nessun interesse personale, solo la voglia di fare un servizio per la comunità.

Cosa succede?

I maneggioni e faccendieri delle lobby cominciano a interferire sui burocrati con assegni e contanti nemmeno tanto sotto banco, scattano promozioni per parenti, amici, benefattori e tutti coloro che gli vogliono bene. Il tutto in cambio di un parere favorevole per spostare la costruzione dal posto A al posto B.

Un altro faccendiere interviene con le stesse argomentazioni affinché l’appalto venga concesso a Mario e non a Sergio, in cambio di un modico 5-10 percento. Questa percentuale viene recuperata diminuendo la quantità di cemento per la costruzione, oppure aumentando i fondi più del dovuto a scapito del contribuente.

Inizia quindi la lobby sui politici al governo, sempre con le stesse argomentazioni. Di solito salgono tutti sul carrozzone: o perché sono proposte con molti zeri che non si possono rifiutare, oppure perché viene loro ricordato che se hanno fatto una eccezione per la costruzione del ponte per favorire Sergio, ora è meglio che facciano la stessa cosa per favorire Mario.

Di solito, tale argomentazione è molto persuasiva. In caso contrario, entra in azione l’artiglieria mediatica. Arriva la solita soffiata al coraggioso giornalista della stessa parrocchia che spara a zero sul consigliere corrotto. Ma non è colpevole di essere stato corrotto nel passato, è colpevole di non essere corrotto anche nel futuro. E inizia la bagarre con lancio di fango in tutte le direzioni.

E quindi il sindaco onesto che voleva costruire un palazzo dello sport, si trova in mezzo a una bufera in quando un membro della sua organizzazione è disonesto, la costruzione prevista per Monte Mario finisce alla Garbatella e il costo di dieci milioni di euro arriverà a 20. Sindaco disonesto! Mandiamolo via, si va alle urne. Ma le elezioni servono solo per cambiare il fiore in superfice; sotto, dove i Raggi di sole non arrivano, il putridume rimane intatto, più forte. E si ricomincia.

Un’ultima nota su Beppe Grillo e sul Movimento Cinque Stelle.

Commentando i toni della polemica che circonda gli eventi romani, ha detto che non si era “mai vista tanta violenza fisica e privata”. Ovviamente ha la memoria corta. Assaggiare la propria medicina non è piacevole, ma basta vedere le sue dichiarazioni su altri esponenti della politica italiana negli anni scorsi per capire che, purtroppo, in Italia non ci sono più dibattiti politici, ma risse verbali. E lui è stato il maestro.

Inoltre, dopo avere criticato tutti i suoi predecessori per la loro incapacità di governare, ci saremmo aspettati qualcosa in più dai Cinque Stelle. La possibilità di vincere le elezioni a Roma era concreta da mesi e sorprende che la loro organizzazione si sia fatta trovare impreparata, non solo senza un programma, ma nemmeno una lista di persone, come dicono loro, preparate e oneste, che avrebbero dovuto prendere in mano le redini della più importante città italiana. L’unica voce nel programma era ed è il no alle olimpiadi. Un po’ poco per chi vuole rivoluzionare il modo di fare politica in Italia.

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