RAI, stipendi alti? No, bassa qualità

Lasorella

(Con Carmen Lasorella in una foto di qualche anno fa)

Quando ero vice presidente news di un canale televisivo di Toronto chiesi un incontro col presidente dell’emittente per chiedergli quanto dovevo offrire a un giornalista che stavo per assumere. La sua risposta fu une delle più importanti lezioni di management mai ricevuta.
Mi disse: “Angelo, dipende da te.” Ancora non capivo. Allora lui fu più esplicito. “Lo stipendio di una persona deve essere legato alla qualità del suo lavoro ma anche e soprattutto all’aumento di profitto che porterà all’azienda. Per esempio, se con la sua assunzione l’azienda guadagnerà, due milioni di dollari in più, il suo stipendio sarà di 200.000 dollari, se porterà un milione gli dai 120.000, se mezzo milione 60.000 e, se di meno, non ci perdere proprio tempo.”
Tornai nel mio ufficio e feci dei preventivi. Non lo assunsi.
Questo episodio di oltre 20 anni fa, mi è venuto in mente leggendo gli stipendi dei dipendenti RAI e la reazione, giustamente negativa, di molti italiani.
Gli stipendi poterebbero essere anche bassi se ad essi corrispondesse una produzione qualitativa e quantitativa adeguata. Non so quale sia il contratto di Fabio Fazio con la RAI, sarà certamente molto consistente, credo comunque che la qualità del suo programma meriti una cifra con vari zeri.
Il problema è invece proprio questo. A parte qualche mosca bianca, in onda non vediamo né qualità, né quantità. Vi sono persone in onda durante il prime time che leggono il teleprompter anche per ricordare il proprio nome e leggono una notizia con decine di morti con la stessa enfasi con cui annunciano una vincita al lotto. Si tratta in massima parte di galoppini politici con abilità linguistiche non meritevoli di essere descritte in un luogo pubblico.
E, per fare posto a loro, si lascia fuori fior di professionisti come Carmen Lasorella. Ho avuto modo di seguirla come conduttrice televisiva per molti anni e anche di conoscerla personalmente. Ho avuto modo di apprezzare non solo le sue qualità giornalistiche ma anche umane. Il punto è proprio questo: si preferisce mettere fuori una professionista seria come Lasorella, e pagarle lo stipendio senza lavorare, per fare spazio a individui che sembrano la caricatura del giornalismo televisivo di qualche anno fa. Si diceva all’epoca della Prima Repubblica che alla Rai si assumeva un giornalista democristiano, uno socialista e uno bravo. Quando anche i comunisti entrarono al governo eliminarono quello bravo. Non so quale sia la situazione al momento attuale, ma da ciò che vedo in onda, a parte qualche eccezione, non credo che la situazione sia cambiata molto, a parte i nomi dei partiti.

 

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